Cantine Aperte, un tripudio di giovani: “Finalmente togliamo il vino dalla polvere dei tastevin arrugginiti”

PESCARA – In trent’anni sono cambiate le abitudini, oggi si bere molto meno vino ma di maggior qualità, ed ecco che anche il profilo del consumatore ha subito un mutamento profondo. Questo racconta, tra le altre cose, Cantine Aperte, l’evento dedicato all’enoturismo per antonomasia, e questo registrano anche le aziende abruzzesi reduci dall’ultimo fine settimana in cui hanno aperto le loro porte a decine di migliaia di appassionati che sono soprattutto trenta-quarantenni e che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non cercano solo la convivialità ma sono consapevoli e interessati a tutto il mondo che si cela dietro al bicchiere.
“Si sta finalmente sdoganando il vino tra i giovani, stiamo riuscendo a togliere le bottiglie dalla polvere e da quel mondo di medagliati e tastevin arrugginiti”, dice senza peli sulla lingua Maurizio Primavera, responsabile vendite di Feudo Antico di Tollo (Chieti) e consigliere del Movimento turismo del vino Abruzzo.
“Forse oltre il 70 per cento dei presenti nelle giornate di sabato e domenica erano giovani che hanno degustato e si sono divertiti perché il vino deve essere divertimento e non tristezza”, aggiunge. “Il vino deve essere allegria altrimenti lo beviamo solo noi. Bisogna produrre un vino che piaccia ai giovani, non per rincorrere le mode ma perché ce lo impongono i cambiamenti sociali: oggi, ad esempio, non si fanno più cene come quelle che potevamo fare trent’anni fa, quindi anche la bevuta deve essere adeguata ai momenti di consumo che sono cambiati radicalmente. I giovani la sera stuzzicano e un vino con corpo e intensità come quelli di una volta è difficile da essere consumato”.
“Qualcuno lo critica? Il format Cantine Aperte non è giusto, ma giustissimo!”, rileva poi Primavera rispetto agli scetticismi pure espressi da alcuni produttori, ribadendo l’importanza di un evento che suscita grande interesse: “Sta ad ognuno di noi veicolare la storia che c’è dietro al prodotto e spiegare come si fa il vino – osserva – ma la gran parte di quelli che abbiamo avuto ospiti nel weekend rimaneva ad ascoltare con molta curiosità, c’è anche il consumatore superficiale naturalmente, ma vedo nei giovani grande interesse”.
E se la cultura del vino non va trascurata, secondo Primavera questa “va associata al cambiamento sociale” e bisogna “incontrare momenti di consumo che sono cambiati, dobbiamo fare vino salutare che incontri il gusto del consumatore”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Stefania Bosco, dell’azienda Bosco Nestore di Nocciano (Pescara) che ha registrato circa 1.700 presenze e partecipa a Cantine Aperte sin dalla prima edizione: “L’età media dei partecipanti è scesa tantissimo e questa è una nota positiva – dice – . È vero che molti si avvicinano solo per bere, ma tantissimi sono incuriositi dalle modalità di produzione e anche dalle problematiche del nostro mondo, dai fattori climatici alla sostenibilità fino alla commercializzazione”.
“Moltissimi, sabato e domenica, sembravano quasi parte integrante della nostra famiglia”, racconta. “Purtroppo alcune aziende si limitano a fare festa in giardino, mentre è importante far vedere tutti gli spazi, spiegare cosa effettivamente si cela dietro un bicchiere di vino. È vero che è più impegnativo, ed è anche una responsabilità in termini di sicurezza, ma limitarsi a mescere sul prato fa perdere il senso della manifestazione”.
“Lo spirito”, rileva Stefania Bosco, anche lei consigliera dell’Mtv, “deve essere proprio quello di aprire la cantina, altrimenti ci sono tanti altri eventi come i pic-nic estivi per ospitare le persone”.
Dal punto di vista della partecipazione, le aziende parlano una lingua sola: “Ad un certo punto abbiamo dovuto chiudere le porte perché non c’era più capienza neanche all’esterno, sin dalla mattina la nostra azienda è sempre stata piena, ma nel tardo pomeriggio è stato impossibile. Credo che abbiamo avuto circa tremila presenze”, dice Primavera.
“Il post-Covid ci ha lasciato una organizzazione molto efficace, il sistema delle prenotazioni ormai collaudato che è perfetto per far funzionare tutto permette a noi aziende di organizzarci al meglio”, spiega Stefania Bosco, che sull’accoglienza punta ormai da tempo durante tutto l’anno. “Arrivano turisti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero – racconta – spesso si tratta di persone che sono dirette al sud e fanno tappa in Abruzzo apposta per visitare la nostra cantina”.
Aiuta Bosco Nestore anche la presenza nelle smartbox – i cofanetti regalo con esperienze da vivere – e il museo etnoantropologico inaugurato lo scorso autunno che conserva circa duemila oggetti di vita contadina dall’Ottocento a oggi, parte di proprietà della famiglia da sempre e parte recuperati negli anni dal fratello di Stefania, Ettore, grande appassionato del genere. (m.sig.)
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