CONSORZIO TUTELA VINI D’ABRUZZO, ECCO L’ESPOSTO AL MINISTERO
ORTONA – Incongruenze tra il bilancio e la relazione sulla gestione; perplessità sulle modalità di votazione stabilite per il rinnovo del consiglio di amministrazione; lo schema di rappresentanza del nuovo consiglio d’amministrazione; l’assolvimento degli obblighi contributivi per l’esercizio del diritto di voto e degli obblighi statutari per la candidatura dei soci; l’impossibilità da parte dei soci esterni al Cda di accedere alla consultazione dei libri sociali; e in ultimo l’immobilismo del collegio sindacale nell’attività di vigilanza e controllo.
Sono otto i punti, avvalorati da 26 allegati, contestati e messi nero su bianco nell’esposto presentato al Ministero dell’Agricoltura e per conoscenza al dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo. È un dossier più che corposo quello raccolto da alcuni produttori vinicoli abruzzesi privati e rappresentanti del mondo delle cooperative che hanno interpellato il governo per capire cosa accade all’interno del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, in uno scenario intricato e sempre più teso, che si è aperto attorno alle elezioni per il rinnovo del CdA. Elezioni ormai fuori tempo massimo, dal momento che si sarebbero dovute svolgere entro il 30 giugno, ma che alla data di oggi sono ancora nella nebbia più totale.
Le vicende che si sono sviluppate per trovare una nuova guida del consiglio di amministrazione, dopo la scadenza naturale del secondo triennio di Valentino Di Campli (presidente di Citra quando era stato designato per i due precedenti mandati), hanno messo in luce un settore vinicolo spezzato, diviso, che evidentemente danneggia l’immagine dell’Abruzzo enologico che ora deve fare pure i conti con ettolitri di vino invenduto e un prodotto sempre più svalutato.
La resa dei conti sembrano adesso volerla diversi soci del consorzio che si sono uniti e hanno prodotto un fascicolo, inviato al ministero. A firmarlo sono stati in tre, due privati e una cooperativa, ma il gruppo che condivide l’esposto è molto più nutrito ed è ormai apertamente schierato contro la gestione Di Campli.
Con l’esposto, di cui Virtù Quotidiane è venuto in possesso integralmente, i produttori hanno chiesto al ministero “l’adozione di ogni e più opportuno provvedimento al fine di evitare che l’attuale organo amministrativo del Consorzio prosegua nella irregolare gestione, sollecitando l’avvio di una formale ispezione diretta ad accertare, oltre a quanto evidenziato, anche il compimento di ulteriori atti idonei ad arrecare danno al Consorzio”.
Nessuna richiesta formale di commissariamento, dunque (come pure questo giornale aveva scritto prima di visionare il documento, per cui oggi si scusa coi lettori), ma una istanza volta a fare luce e chiarezza su troppi punti che a detta dei firmatari sono ancora oscuri.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ultimo appuntamento elettorale, dello scorso 27 luglio, che aveva all’ordine del giorno l’elezione del nuovo CdA, ma ancor prima l’approvazione del bilancio, senza il quale non si può procedere alle votazioni. Il bilancio che conterrebbe una movimentazione da quasi 9 milioni di euro, era stato ritirato dallo stesso collegio sindacale per “refusi nella relazione accompagnatoria al bilancio”. Ed è proprio da quell’errore che parte l’esposto.
Il primo punto evidenziato nel documento, infatti, mette in luce che poiché il bilancio è stato redatto, come previsto dalla norma, in forma abbreviata, non contiene la relazione sulla gestione. Relazione, che però è stata approvata dal collegio sindacale. “È evidente – si legge nell’esposto – che il collegio ha esaminato e verificato un diverso documento rispetto a quello sottoposto all’assemblea nel quale si dichiara espressamente il ricorso alla redazione in forma abbreviata e quindi l’omissione della relazione sulla gestione. Potrebbe apparire che si tratti del refuso che ha indotto il collegio sindacale a chiedere il rinvio”.
Il documento mette in luce anche vizi nella gestione del procedimento elettorale, che dunque secondo i firmatari andrebbe completamente annullato, per arrivare all’indizione di nuove elezioni con un meccanismo diverso da rendere noto all’assemblea prima della convocazione dell’assemblea stessa come previsto dalla norma.
Nel dossier, particolarmente tecnico e per addetti ai lavori, emergono perplessità sull’ammissione delle candidature di alcuni soci che non sarebbero in regola con l’assolvimento degli obblighi statutari del consorzio, e al tempo stesso sulla esclusione di altri per motivazioni legate agli obblighi contributivi, non della quota associativa del consorzio, quanto di altri tipi di versamenti. A pesare nel quadro anche una difficoltà, sottolineata nell’esposto, da parte dei soci ad accedere a libri sociali e documenti relativi all’amministrazione.
Ultimo punto, l’ottavo, riguarda “l’immobilismo del collegio sindacale” (organo preposto al controllo, ndc), “in ordine all’illegittimità e alle irregolarità poste in essere dal CdA, più volte denunciate dai soci”.

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