Cronaca 19 Mar 2020 19:06

CORONAVIRUS: LE MISURE PER BAR, RISTORANTI E AGRICOLTURA CONTENUTE NEL DECRETO “CURA ITALIA”

CORONAVIRUS: LE MISURE PER BAR, RISTORANTI E AGRICOLTURA CONTENUTE NEL DECRETO “CURA ITALIA”
Lo storico caffé Florian di Venezia chiuso per il coronavirus ©Andrea Pattaro/Vision

L’AQUILA – Ieri è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, diventando operativo, il decreto chiamato “Cura Italia” dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un insieme di disposizioni più complesso rispetto ai decreti dei giorni precedenti, riguardante ovviamente l’emergenza coronavirus in atto.

All’interno dei settori di cui si parla nel Decreto, ci sono anche piccole e medie imprese, macro-categoria dentro la quale rientrano la maggioranza dei bar, ristoranti e imprese agricole del Paese.

La decisione che aspettavano un po’ tutti è arrivata: sarà possibile richiedere la cassa integrazione ordinaria per tutte le imprese, anche quelle con un solo dipendente. Un aiuto fondamentale per tutti i bar e ristoranti che non possono aprire, e che quindi hanno difficoltà a pagare gli stipendi dei dipendenti. Si tratta dell’intervento più corposo di tutto il Decreto. Per esso, infatti, è prevista una copertura fino a 3,2 miliardi di euro. I dettagli sono contenuti nell’articolo 19.

Per chi non avesse un contratto da dipendente – ossia il grande oceano di collaboratori, titolari di contratti co.co.co., lavoratori stagionali o autonomi con la partita iva – è previsto un contributo una tantum di 600 euro (articolo 27). Ci potrà essere un secondo contributo analogo che potrà essere riscosso per il mese di aprile, ma è ancora presto per parlarne.

Il Decreto prevede inoltre il congelamento totale dei licenziamenti per 60 giorni: la decisione riguarda tutte le procedure a partire dal 23 febbraio (articolo 46). Quelle già avviate sono sospese.

Diverse e per certi versi più tecniche le disposizioni che riguardano i titolari di piccole e medie imprese come bar e ristoranti. Agli esercenti viene riconosciuto un credito d’imposta, pari al 60% dell’ammontare del canone di affitto, relativo al mese di marzo.

Inoltre ci si potrà avvalere di misure di sostegno finanziario, fino al 33% dei prestiti erogati, per diversi casi, come le aperture di credito a revoca, prestiti non rateali con scadenza a fine settembre, mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale.

In favore delle numerose imprese che stanno soffrendo una riduzione del fatturato a causa dell’emergenza, Cassa depositi e prestiti è autorizzata dallo Stato a concedere liquidità, anche nella forma di garanzie di prima perdita su portafogli di finanziamenti, attraverso banche o altri soggetti autorizzati al credito.

È comunque sempre consigliare interloquire con il proprio commercialista per capire con profondità i meccanismi e le condizioni contenute nel Decreto.

Infine, alcune disposizioni speciali per l’attività agricola. L’articolo 105 stabilisce l’estensione dal quarto al sesto grado di parentela (o affinità) entro il quale le prestazioni agricole non risultano rapporti di lavoro. Apparentemente può sembrare una decisione secondaria, ma invece è importante per le tante aziende vinicole che ogni anno subiscono salassi da parte degli ispettori del lavoro, solo per aver permesso il lavoro volontario a partner non sposati o amici. Sulla questione rimandiamo a un approfondimento di Vq di un anno e mezzo fa.

Per l’agricoltura, la pesca e l’acquacoltura, il Decreto istituisce un fondo con una dotazione di circa 100 milioni per quest’anno. Il fine è coprire gli interessi passivi sui finanziamenti bancari, sostenere la ristrutturazione dei debiti, la copertura dei costi sostenuti per gli interessi maturati sui mutui e per supplire all’arresto dell’attività di pesca.

Vengono infine stanziati altri 50 milioni di euro con il fine di assicurare la distribuzione delle derrate alimentari nel periodo d’emergenza.


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