LA LOTTA AL RAZZISMO, DA BOSTON ALL’ABRUZZO: PARTE DA L’AQUILA IL TOUR EUROPEO DI BLACK LIVES MATTER
di Mattia Fonzi
L’AQUILA – Da Boston all’Aquila per parlare della lotta al razzismo, alla discriminazione, alle diseguaglianze economiche e sociali. È iniziato proprio dal capoluogo abruzzese il tour europeo di Karlene Griffiths Sekou, attivista del movimento statunitense Black Lives Matter.
Griffiths ha incontrato la popolazione aquilana nell’aula magna del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università, nell’ambito di L’Aquila Film Festival, in un incontro organizzato dal collettivo aquilano FuoriGenere in collaborazione con Caffè Letterario Aquilano e Unione degli Universitari.
La folla – circa duecento persone hanno partecipato all’iniziativa – ha ascoltato l’attivista statunitense, che proseguirà oggi verso Perugia e poi a nord, per una serie di iniziative in diverse regioni italiane, prima di recarsi in altri Paesi europei.
Black Lives Matter (letteralmente “le vite nere contano”) nasce nel 2013, in seguito alla sentenza di assoluzione di un vigilante accusato di aver ucciso un giovane afroamericano. Tre donne lanciano l’hashtag #blacklivesmatter su Twitter, ma nel 2014 il movimento si struttura fuori dalla rete, con sedi locali in diverse aree degli Stati Uniti. L’obiettivo è sottolineare e superare la disparità di trattamento tra bianchi e neri negli Usa, per quanto riguarda l’accesso all’istruzione, al lavoro e ai servizi, oltre che i diritti in tema di carcerazione e libertà personali.
“Ognuno di noi ha il potere di agire, ogni giorno, in ogni contesto – ha sottolineato Karlene Griffiths Sekou – gli italiani devono porsi la domanda sul razzismo oggi nel Paese. La battaglia non è a favore di qualcuno, ma a favore di tutti noi. La solidarietà è più importante delle alleanze”.
Black Lives Matter è una struttura ben organizzata, e che tuttavia fa del decentramento e dell’assenza di forti leadership una sua peculiarità. Elemento in comune con i movimenti per i diritti delle lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (lgbt), con cui si è intrecciata da subito la lotta alle discriminazioni razziali in Usa e, in Italia, la rete nazionale Non una di meno, cui afferisce anche FuoriGenere.
“Negli Stati Uniti il razzismo ha assunto, nel corso dei secoli, una forma profondamente culturale – ha affermato l’attivista, arrivata in Italia con il figlio di 6 anni – noi invece pensiamo che tutte le vite vadano preservate, e chi elimina una vita debba assumersene la responsabilità. Quello che cerchiamo di fare è lavorare con le piccole comunità, per scalfire le diseguaglianze razziali ed economiche, che portano alla discriminazione nei confronti della gente nera. Queste ingiustizie hanno una sola, vera radice: il capitalismo”.
Parole importanti, da parte dell’attivista nordamericana, che con la sua voce profonda ha trasmesso ai presenti anche un certo senso di spiritualità (è una pastora protestante, oltre che una dottoranda ad Harvard), portando una boccata d’ossigeno dal respiro internazionalista, per chi vive e ogni giorno sogna e tenta di costruire, anche nella remota provincia abruzzese, un mondo migliore.
Dopo l’incontro in tanti hanno assistito all’anteprima nazionale del film Che fare quando il mondo è in fiamme?, di Roberto Minervini. Una proiezione organizzata nell’ambito di L’Aquila Film Festival, una kermesse che cresce ogni anno di più, in termini di partecipazione, prestigio e tematiche affrontate.
Il film ritrae nell’intimo della propria quotidianità i membri di una comunità di afroamericana del sud degli Stati Uniti, scossa da una serie di cruenti omicidi durante l’estate del 2017. Tre storie parallele di individui che ogni giorno lottano per la giustizia, la dignità e la sopravvivenza, con la consapevolezza di appartenere ad una razza che non ha mai smesso di essere oggetto di sfruttamento, discriminazione e violenza, dai tempi dello schiavismo.
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