ORDINANZE-GHIGLIOTTINA SULLA MOVIDA, RABBIA DEI LOCALI A PESCARA CHE CHIUDONO PER PROTESTA

PESCARA – “In data 28 febbraio 2022, è mancata all’affetto dei suoi cari cittadini, Città di Pescara. Ne danno il triste annuncio i titolari delle attività, i camerieri, i barman, i cuochi e il personale tutto. Le esequie si terranno domani alle 18, in piazza Muzii”. È solo uno dei manifesti listati a lutto affissi da ieri pomeriggio sulle vetrine di tutti i locali del cuore della movida del capoluogo adriatico. Così una quarantina di titolari di cocktail bar, pizzerie e ristoranti del distretto hanno deciso di protestare, chiudendo oggi e domani (martedì di Carnevale), i loro locali.
La manifestazione si articola in due momenti. Quello di oggi, con la piazza tappezzata di messaggi diretti all’amministrazione, responsabile, secondo i gestori, di aver causato la morte di commercio e turismo pescaresi. E quello di domani (primo marzo) in cui la protesta proseguirà alle 18 con “il funerale” vero e proprio a cui parteciperanno oltre ai titolari, camerieri, cuochi, fornitori, ma anche la cittadinanza. L’idea dei gestori è di far vedere davvero cosa significa lasciare la piazza sgombra, deserta e buia. La richiesta è unanime: lavorare senza limitazioni orarie, ma nel rispetto della legge.
A suscitare l’indignazione degli esercenti sono state le ripetute ordinanze con cui l’amministrazione regola le aperture e le chiusure dei locali. Ormai dall’11 giugno dell’anno scorso, dopo la rimozione del coprifuoco legato al coronavirus, e tranne che per alcune eccezioni durante le settimane di alta stagione in estate e il periodo di Natale, i pubblici esercizi del distretto di piazza Muzii devono chiudere a mezzanotte da domenica a giovedì e all’una e mezzo il venerdì e il sabato. Questi orari sono più rigidi rispetto a quelli del resto della città, dove le attività possono stare aperte tutte le sere fino all’una e mezzo. La differenziazione non è mai piaciuta ai gestori di piazza Muzii, che infatti hanno deciso di unirsi e di produrre una sfilza di ricorsi contro le ordinanze, a cominciare da quelle di novembre scorso, corredati di richieste di risarcimento danni.
Ad appesantire il quadro anche tutto il dibattito legato alla legge 125 del 2001. Qualche settimana fa il prefetto Giancarlo Di Vincenzo ha inviato alle forze dell’ordine una comunicazione circa l’applicazione della norma nazionale che impone il divieto di consumo e somministrazione delle bevande alcoliche su suolo pubblico dopo la mezzanotte (fino alle 3 solo negli spazi interni). L’indicazione prefettizia è stata al centro di una riunione che il sindaco Carlo Masci ha convocato con gli esercenti della zona di piazza Muzii per allertarli delle decisioni.
Da lì un mare di polemiche. Esercenti e associazioni di categoria hanno richiesto pareri legali in merito alla effettiva applicabilità del provvedimento che risale a 21 anni fa e che a quanto pare nessuna città d’Italia ha mai messo in atto. L’applicazione della legge è sempre stata sollecitata dal comitato dei residenti Tranquillamente Battisti, coinvolti in un eterno braccio di ferro con i gestori e schierati contro la rumorosità della movida. Anche da parte loro è arrivata una richiesta di risarcimento danni rivolta al Comune. I titolari delle attività del distretto hanno interpretato l’incontro del primo cittadino solo con i titolari del cuore centrale di Pescara come un modo per utilizzare la legge per colpire esclusivamente quell’area. Per le associazioni di categoria, la norma sarebbe comunque superata da successivi aggiornamenti del codice della strada del 2007 e del 2010 che spostano il limite orario alle 3 e non a mezzanotte; andrebbe in contrasto con l’emergenza sanitaria che spinge a privilegiare gli spazi all’aperto; e non sarebbe applicabile nelle pertinenze esterne dei locali.
Per il tramite dell’assessore al Commercio, Alfredo Cremonese, il prefetto ha ricevuto un dossier contenente le osservazioni e ora si attendono chiarimenti da parte del governo centrale. Nel frattempo i gestori avevano chiesto di poter lavorare di più all’interno dei locali. Istanza che al momento non è stata accolta dall’amministrazione che, proprio nel weekend scorso, ha emanato la nuova ordinanza che ha valenza fino al 31 marzo e che prosegue sempre sulla stessa linea delle precedenti. Da qui la protesta.
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