Cultura 03 Dic 2019 17:28

SCORCI D’ABRUZZO AD ACQUERELLO, JUAN ALFREDO PARISSE ESPONE ALL’EMICICLO

SCORCI D’ABRUZZO AD ACQUERELLO, JUAN ALFREDO PARISSE ESPONE ALL’EMICICLO

L’AQUILA – “I colori della mia terra hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare e delle emozioni che è difficile descrivere. Erano gli anni Ottanta quando ho cominciato a usare gli acquerelli e, da allora l’esigenza di dipingere, seppur tra alti e bassi, è stata sempre forte in me”.

Juan Alfredo Parisse, aquilano e pittore mosso dalla passione e dall’amore per la sua terra, apre le porte a una personale, “Juan Alfredo Parisse – Maestro del colore”, che andrà in scena dal 7 al 17 dicembre prossimi, presso palazzo dell’Emiciclo.

Una mostra che è solo l’ultima delle tante organizzate negli anni in giro per la regione, con l’intento di raccontare il turbinio di emozioni e sensazioni che suscitano in lui i paesaggi, gli scorci e le atmosfere del suo Abruzzo. Perché, nonostante quel nome dal suono decisamente esotico e spagnoleggiante, Parisse è aquilano al 100%.

Nato sotto il sole di Buenos Aires, deve infatti il suo nome una legge di Juan Domingo Peron, che impediva di chiamare i nuovi nati in Argentina con nomi stranieri ma, come racconta a Virtù Quotidiane, i suoi genitori provenivano da L’Aquila e, con loro, all’età di 6 anni è tornato in Italia “per non allontanarsi più, e anzi mettendo su famiglia e avviando anche un’attività commerciale”.

“Non ho sempre disegnato – precisa – . La chiamata all’arte è arrivata in età adulta, viaggiando per lavoro. Allora avevo un negozio di tendaggi e un giorno, mentre guidavo, mi si è aperto davanti gli occhi un mondo meraviglioso. Era il mese di maggio e i maggiociondoli in fiore creavano dei contrasti eccezionali con il verde delle montagne attorno a Roccaraso, al che mi sono detto ‘devo assolutamente provare a ricreare questa atmosfera!’”.

E da allora ne è passato di tempo. Inizialmente autodidatta, a partire dagli anni Novanta Parisse ha iniziato a frequentare alcuni stage di acquerello in Francia e in Inghilterra, per poi tornare all’Aquila e iniziare a mettere su tela gli scorci e i paesaggi a suo avviso più caratteristici.

Le sue prime mostre personali risalgono al 1990, ma intorno ai primi anni Duemila, a un certo punto ha deciso di mettere da parte la tavolozza. È stato con il terremoto del 2009 che, però, è tornato sui suoi passi e ha iniziato di nuovo a dipingere i luoghi d’Abruzzo.

“Il bisogno di riprendere in mano colori e pennelli si è manifestato prepotentemente qualche tempo dopo il sisma –  dice – . Sin da bambino ho sempre vissuto in centro storico, per cui la mia vita era tutta lì. Ricordo che i primi mesi, per il forte dolore, non ebbi nemmeno il coraggio di avvicinarmi alle zone distrutte ed è stato solo più in là che ho iniziato a sentire l’esigenza di riprodurre tutta la bellezza di quella città che tanto amavo”.

Ma non solo. Da allora, infatti, Parisse ha iniziato a riprodurre tutti quei luoghi d’Abruzzo che suscitavano in lui forti emozioni, come per “fissare gli attimi e le atmosfere e imprimere le sensazioni provate di fronte a tanta bellezza”.

Dal centro storico dell’Aquila, ai borghi d’altura, passando anche per i castelli incastonati tra le montagne, i trabocchi e i luoghi della transumanza. Tutti rigorosamente dipinti ad acquerello che, come lo stesso pittore tiene a precisare “è una delle tecniche pittoriche più difficili”.

“Si tratta di un lavoro di pazienza, che richiede tanto studio e costanza – dice – . Con l’acquerello bisogna usare i pennelli nel modo giusto e le tecniche si imparano solo con il tempo. Senza contare il fatto  che, per poter essere in grado di rappresentare le proprie emozioni,  è necessario avere la capacità di scegliere i soggetti giusti, anche se qui in Abruzzo siamo avvantaggiati, vista l’infinità di paesaggi che la regione è in grado di offrire”.

E ad acquerello saranno anche tutti i dipinti che verranno esposti nel corso della personale che andrà in scena a partire dalle 17 del 7 dicembre prossimo, a palazzo dell’Emiciclo, e che sarà aperta a tutti.

“Le mie opere nascono innanzitutto da quello che sento – conclude – e, con questa mostra, spero di riuscire a trasmettere l’amore per la mia terra a tutti coloro che, come me, riescono a provare sensazioni positive di fronte a tanta bellezza”.


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