Pietra Majella, il rosato di Cantina Miglianico è di stile provenzale

MIGLIANICO – Le uve di Montepulciano d’Abruzzo e di Merlot maturano in vigneti in collina, esposti a nord-ovest e sud di Miglianico (Chieti), a 250 metri sul livello del mare. I terreni sono argillosi-limosi. Comincia da viti di 10-15 anni allevate a pergola abruzzese il cammino di Pietra Majella, il rosé di stile provenzale di Cantina Miglianico.
Frutto di un restyling recentissimo, il vino rosato sta diventando uno dei fiori all’occhiello della cooperativa guidata da Antonio Marascia. L’azienda nata a Miglianico nel 1961, dall’idea di don Vincenzo Pizzica che capì che, per evitare la sottovalutazione del vino locale da parte dei grandi produttori, occorreva costituirsi in cooperativa, e oggi composta da 200 viticoltori che gestiscono oltre 400 ettari di vigneto nella provincia teatina, ha deciso di ascoltare il mercato e di andargli incontro, producendo un vino che attrae il mercato giovane, ma anche i Paesi esteri.
“Oggi c’è un po’ di stanchezza sul Montepulciano”, commenta Marascia, presidente della cooperativa. “Si registra sia un calo dei consumi in generale in Italia, per via della riduzione del potere di acquisto della famiglia media, ma anche un indebolimento del Montepulciano su mercati tradizionali come Canada e Stati Uniti. Sale invece la ricerca di prodotti beverini e fruttati”.
Per andare incontro ai gusti dei consumatori giovani, ecco che Cantina Miglianico ha scelto di puntare sul rosato Pieta Majella. Il colore è buccia di cipolla, quello tipico dei rosati provenzali, “evidentemente più scarico del classico rosa del nostro Cerasuolo d’Abruzzo. Oggi questo genere di rosati è oggetto di particolare attenzione da parte del mercato. I ragazzi in particolari tendono ad andare verso prodotti meno impegnativi, non strutturati come il classico Montepulciano. Da qui la scelta di fare un restyling sul rosé, a base di Merlot e Montepulciano, un vino easy sia per colore che per struttura”.
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